“Selfie: chi non ha mai ceduto almeno una volta a questa piccola auto celebrazione dell’ego, si scatti la prima foto e faccia pace con se stesso e con la società dei nostri tempi.”

Si selfie chi può

Non so se sia un bene o un male, ma di sicuro le nostre immagini invadono l’etere e lo faranno ancora per un bel po’. Selfarsi è un’attività da praticare con un occhio rivolto al futuro: ai nostri posteri lasceremo una bella eredità di Tera su Terabyte di nostre foto in tutte le salse.

E allora perché non fare il piccolo sforzo di impegnarsi a renderle sempre migliori?

Da qui la “brillante idea” di scrivere una serie di post stuzzicanti sull’argomento che saranno l’introduzione ad  un vero e proprio manuale del selfie perfetto!

Qualcuno dirà: “un selfie? Basta poco, che ce vo’?” Niente di più falso.
Contrariamente a quello che si pensa, trattasi di immagine particolarmente insidiosa perché ci trova soli contro il mondo intero che ci giudica, siamo contemporaneamente fotografi e modelli, cosa che presuppone un doppio sforzo cerebrale. Ecco perché ogni tanto usciamo con quell’espressione ebete del tipo “ma ho scattato”? E contemporaneamente “come sono venuto?” E se la foto non rispecchia le nostre aspettative si cancella e si insiste finché non viene fuori quella in cui ci sentiamo un po’ meno idioti e almeno vagamente accettabili. Capita però che nonostante gli sforzi percepiamo ancora quella insoddisfazione latente che ci porterebbe a insistere fino ad ottenere lo scatto del secolo…ma ormai c’è passata la voglia di stare lì a fare i deficienti davanti al telefono…uffa!

Insomma un bel selfie non si improvvisa, se vogliamo una foto al volo l’unica soluzione è passare a tutta velocità davanti a un autovelox, anche se c’è il rischio di venire un po’ mossi.

Ma come selfarsi dignitosamente senza troppi sbattimenti?
In realtà non ci sono regole ferree da seguire, perché ognuno decide il dispendio di energia da dedicare al suo autoritratto in base al risultato che vuole ottenere. Se l’obiettivo è quello di mostrare l’outfit
direi piuttosto che ci sono delle accortezze da osservare e degli errori comuni da evitare per rimanere soddisfati al primo click (o quasi). 

La prima puntata di questo approccio soft alla materia riguarda le attrezzature, ovvero lo smartphone, in primis, e poi gli accessori indispensabili per ritrarsi anche a figura intera, perché non essendo dotati di braccio bionico telescopico, se vogliamo mostrare l’outfit, ci servono lo specchio e/o il cavalletto

1. Lo smartphone

Di smartphone ce ne sono tanti, vero è che non sono tutti uguali fotograficamente parlando. Quindi se vogliamo andare oltre lo “scatto come viene viene” bisogna capire le caratteristiche della fotocamera.

Alcuni telefoni hanno la funzione “ritratto” che permette di scattare un’immagine con la figura a fuoco e lo sfondo sfocato sia dalla fotocamera principale che dalla fotocamera frontale. L’effetto è quello di una foto scattata con un obiettivo professionale e ci permette di distrarre l’attenzione dallo sfondo se non è proprio il massimo.

Altra funzione importante che hanno quasi tutti i telefoni è l’impostazione della luminosità in fase di scatto, molto utile quando si vuole fotografare in controluce. Basta puntare il dito sull’area della foto che si vuole schiarire e il gioco è fatto. Lo sfondo bruciato anche in questo caso può risultare utile per concentrare l’attenzione sul soggetto.

2. Lo specchio

Lo specchio non è proprio un accessorio da infilare in borsa quindi comporta un adattamento, ovvero, in base alla sua collocazione in casa, bisogna affinare la tecnica di selfaggio.
La selfista professionista ha quanto meno uno specchio preposto a questa funzione collocato in una situazione ideale di luce e con uno sfondo sapientemente progettato, ma noi povere mortali di solito abbiamo specchi in bagno, in corridoio o sulle ante interne degli armadi, e quindi siamo costrette a fare delle piccole acrobazie per ottenere dei selfie decenti.

Il bagno andrebbe evitato a prescindere (a meno che non sia un esempio di home-design) perché presenta uno sfondo solitamente invadente: mattonelle, sanitari, e altri squarci di vita intima hanno un alto potere distraente.
In tutte le altre stanze della casa, le situazioni di specchi avversi possono essere parzialmente corrette con fonti di luce supplementare da piazzare accanto allo specchio. L’importante è che si tratti di una luce diffusa (niente faretti o luci spot) per avere un effetto di illuminazione omogenea.

Il vantaggio del selfie davanti allo specchio è sicuramente l’utilizzo della fotocamera principale che deforma molto meno di quella frontale. Però avendo anche questa un grandangolo bisogna stare attenti alla posizione del telefono che deve essere tenuto vicino al corpo e all’altezza del punto vita, magari in posizione laterale per non dare troppo nell’occhio. Se vogliamo giocare alle fashion bloggers la tendenza è quella di tenere il telefono davanti al viso, ma io personalmente trovo questa pratica un po’ inquietante perché fa sembrare le foto tutte uguali, un po’ anonime e decisamente prive di personalità. L’espressione è la cosa più bella che abbiamo, quella che ci caratterizza…perché nasconderla?

Anche se l’intento è quello di mostrare come siamo vestiti, è importante sottolineare che siamo noi a rendere vivi quegli abiti, quindi bisogna dedicare un po’ di attenzione anche allo sguardo. Quando scattiamo la tentazione è quella di controllare l’inquadratura nel monitor del telefono, ma in foto verremo a testa bassa e con gli occhi rivolti verso l’accessorio che invece non vorremmo far notare troppo. Quindi lo sguardo non dovrebbe puntare né al monitor né allo specchio, piuttosto all’obiettivo del nostro smartphone che corrisponde all’occhio che ci fotografa e che coincide con quello di chi guarda la nostra foto.

3. Il cavalletto

Molte lo snobbano perché è come una prova di reato, una chiara ammissione di colpa, la testimonianza tangibile della nostra predisposizione all’autocelebrazione, in realtà è l’unico accessorio realmente utile per farsi dei selfie accettabili ogni volta che il tempo, la voglia e lo sfondo lo permettono.

Si porta comodamente in borsa e non disturba la quiete pubblica.

Si posiziona su una superficie stabile, possibilmente dalla parte della fotocamera principale che scatta sempre foto ad una risoluzione migliore, si controlla l’inquadratura facendo un paio di prove, si imposta il timer almeno a 10 secondi, oppure si usa il telecomando, e poi ci si piazza davanti all’obiettivo sfoderando il nostro miglior sorriso.

Perché il bello del selfie è tutto lì: sorridere alla vita senza tanti sensi di colpa… chi vuol essere lieto sia… con il selfie è una certezza!

E tu come ti selfi? 

Hai domande da fare o curiosità da soddisfare su questo argomento?

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